La mostra - curata da Germano Celant, il maggiore specialista dell'opera di Mapplethorpe, con importanti contributi di Robert Rosenblum e Claudio Strinati - si propone come una rivisitazione critica di Mapplethorpe, assumendolo nel suo aspetto di trasgressore con una particolare propensione formalista e classica, non dissimile da altri grandi "trasgressori" della storia dell'arte, da Michelangelo a Bronzino, da Schiele a Rodin, a Warhol. Così mette a confronto le prime polaroid di Mapplethorpe con i dipinti serigrafici di Warhol o le sequenze di Muybridge; mette in rapporto i suoi nudi femminili e maschili con le sculture neoclassiche di Canova; richiama l'interesse dell'artista per la storia della fotografia - da Nadar a Ray, da Muybridge a Platt Lynes - e per la storia dell'arte - da Michelangelo a Bronzino, da Schiele a Rodin - che si rispecchia nei torsi, nei ritratti e nelle nature floreali.
La retrospettiva sottrae l'opera dell'artista all'aura scandalosa che l'ha accompagnata, per reinserirla nel contesto dell'arte e della cultura americana di quegli anni, segnata dall'espressione di libertà, dai pregiudizi etnici e dalle convenzioni sessuali di cui Mapplethorpe fu interprete, paladino e insieme tragica vittima.
«Voglio che la gente guardi le mie opere prima di tutto come opere d'arte, e poi come fotografie».
Robert Mapplethorpe
Realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, la mostra è arricchita da un ampio materiale referenziale, che include anche i film di Pasolini, di Schlesinger, di Silverstein, della Cavani e di Barman, nonchè i cataloghi e le testimonianze televisive sullartista.
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