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Bra, Piemonte

Cronaca di un volo aerostatico fra Langhe e Roero

Se un mattino d’autunno un pallone

di Michele Riccardi

 

Sono le sette del mattino. Il sole si intravede appena attraverso la foschia che copre la valle del Tanaro. Il nostro pilota ci aspetta accanto al suo pick-up al bordo di un campo coltivato appena fuori città. Nel silenzio della campagna prepariamo il pallone seguendo le sue istruzioni. Niente di complicato: in pochi minuti le tre mongolfiere che parteciperanno alla crociera sono pronte al decollo. Ci arrampichiamo nel cesto, il comandante scambia qualche parola via radio con i compagni di volo, sganciamo il cavo che ci teneva ancorati a terra. E rapidamente sotto di noi è il vuoto.

È Pietro Contegiacomo, esperto mongolfierista e dirigibilista con migliaia di ore di volo all’attivo ad accompagnarci in questo viaggio che ci porterà dalla periferia di Bra alle pendici del Roero. Accompagnarci, e non propriamente pilotarci: perché se il comandante può decidere di alzarsi e scendere di quota, non possiede una completa manovrabilità orizzontale. «Col pallone aerostatico sai da dove parti ma non dove arrivi: è il vento che ti porta».

Superiamo la foschia e l’orizzonte si allarga. Quello che vediamo l’ha descritto bene Beppe Fenoglio: «Si domina un po’ di Langa a destra e sinistra le colline dell’Oltretanaro dopo le quali c’è la pianura in fondo a cui sta la grande città Torino. I vapori del mattino si alzavano adagio e le colline apparivano come se si togliesse loro un vestito da sotto in su».

Sotto di noi, Bra. A destra, sopra la foschia, si intravedono Cherasco e La Morra. Poco più in là, Barolo, Serralunga e l’Alta Langa sono sagome appena distinguibili. Più verso il fiume, invece, il complesso neogotico, riconoscibile per il suo colore rosso, della «Agenzia» di Pollenzo. E, verso Alba, il Torriglio e il castello di Santa Vittoria, che spunta sull’Oltretanaro, in quella che i contadini di qui chiamano la «terra di nessuno».

A parte qualche fiammata del bruciatore e le poche parole del nostro pilota, attento a non interrompere la magia del quanto a manovrare con sicurezza il mezzo, quassù gli unici rumori sono quelli dell'aria. Non ci vuole molto tempo per convincerci che questo volo silenzioso ci offre la visione perfetta del paesaggio. Anche se lo spazio nel cesto è ristretto, lo sguardo si allarga a 360 gradi senza le limitazioni del piccolo oblò di un aereo.

Quando ci avviciniamo al centro di Bra il pilota decide di scendere fino quasi ad atterrare. E ci rendiamo conto che per chi sta a terra lo spettacolo siamo noi. I passanti si fermano, ci guardano incuriositi; i pensionati che fanno colazione al bar escono per salutarci. Risaliamo, sfiorando con una precisione impressionante un palazzo di cinque o sei piani. Salutiamo bambini e mamme che sono usciti sul balcone per osservarci da vicino. Una signora ci invita a prendere il caffè sulla sua terrazza: fosse più semplice parcheggiare accetteremmo con piacere. Alla fine questi incontri ravvicinati da una prospettiva insolita, gli sguardi divertiti e stupiti delle persone, sono emozionanti almeno quanto il paesaggio. E forse resteranno ancora più a lungo nella memoria.

Mentre usciamo dal centro c'è ancora il tempo per un ultimo sorvolo a distanza ravvicinata, e tocca alla chiesa di Sant'Andrea, costruita nel 1682. Giriamo intorno all'edificio, tanto vicino che ci sembra di poter sfiorare l'opulenza barocca della cupola semplicemente allungando la mano.

Superata Bra ci dirigiamo a nord-est, verso il Roero. È arrivato il momento di scegliere un luogo adatto per atterrare. Passiamo sopra un allevamento di cavalli che la nostra apparizione fa innervosire. Anche i cani non sembrano troppo felici del nostro passaggio: lo constatiamo sorvolando una zona residenziale piena di ville con piscina. La gente invece ci guarda sempre con simpatia, comprese le persone che disturbiamo mentre fanno colazione sull'erba.

Un bel prato nei pressi di una bella villa del Settecento è il punto scelto per l'atterraggio. Ci adagiamo a terra in maniera inaspettatamente morbida, quasi senza sentire il momento del contatto. Il nostro volo è finito, Bra è nascosta dalle colline. Mentre sgonfiamo il pallone in attesa del furgoncino che sta arrivando a recuperarci, ci guardano solo alcune mucche che hanno interrotto il pascolo per avvicinarsi a osservare lo spettacolo insolito.