Archivio 2005
Data di pubblicazione: 13 September 2005
Per l’esigenza del regime di creare un’eleganza patriottica di chiara fede littoria, per il dover fare i conti con il risparmio delle materie prime imposto durante il Ventennio, ma anche sotto l’influenza del futurismo e delle Avanguardie: in questo modo nasce, tra le contraddizioni, il consenso e la disobbedienza, la moda autarchica.
Sparito il cuoio, che si usa per i soldati, calzolai e modiste si danno da fare per proporre il massimo del lusso con il minimo dei materiali. E' l'epoca delle scarpe di feltro, delle suole in resina, delle tomaie in passamaneria e dei tacchi in legno a rocchetto.
E' Salvatore Ferragamo l'espressione dell'ingegno italiano, dell'arte di creare capolavori con poco. Con la zeppa di sughero riesce a fare scarpe al contempo resistenti ed eleganti con la vera maestria di un genio della moda.
Quaranta modelli di Salvatore Ferragamo, di solito conservati al Museo dedicato allo stilista a Palazzo Spini Feroni a Firenze, saranno in mostra al Castello Visconteo insieme ad esemplari anonimi dello stesso periodo di proprietà del Museo Internazionale della Calzatura di Vigevano. Inoltre, in un vero e proprio salotto allestito nella seconda scuderia, vengono proiettati filmati e documentari di propaganda del regime per la diffusione della moda italiana.
L'idea della mostra è nata dalla rilettura del testo della giornalista Natalia Aspesi "Il Lusso & l'Autarchia" (Rizzoli 1982, attualmente fuori catalogo). La stessa giornalista ha partecipato al comitato scientifico che ha progettato la mostra, oltre ad aver redatto insieme a Stefania Ricci, curatrice del Museo Ferragamo di Firenze, gli interventi critici sul catalogo dell'esposizione.
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