Archivio 2005
Data di pubblicazione: 8 September 2005
Al centro della mostra la figura poliedrica di Jean Cocteau (1889-1963) che sperimentò i molteplici linguaggi dall’arte. La rassegna, curata da Mauro Carrera, nelle sue tre sezioni mette in luce la figura del poeta francese anche come critico d’arte e indaga sui suoi rapporti con l’Italia e con molte personalità di rilievo del panorama artistico e culturale della penisola. In mostra prestiti da importanti collezioni pubbliche e private: opere grafiche, disegni di grande valore, i celebri profili classici che lo hanno reso famoso, libri d’artista. Ma anche opere di artisti italiani contemporanei di Cocteau, da Modigliani a Severini, da de Chirico a Savinio e Clerici, da Morandi a Carrà tutti in qualche modo legati al poeta da affinità elettive, amicizie comuni e collaborazioni nel segno dell’arte.
Alla Fondazione Magnani-Rocca, dal 10 settembre al 27 novembre 2005.
Figura eclettica, sempre sotto l'insegna della poesia Cocteau fu anche romanziere, saggista, critico, regista cinematografico, drammaturgo, disegnatore, pittore, sperimentando tutti i linguaggi che l'arte gli offriva. Visse a cavallo tra la Belle Époque e l'età delle Avanguardie e di entrambe le epoche fu acuto e raffinato testimone. Fu un uomo mondano, amico di Apollinaire, Satie, Stravinsky, Proust, e destò l'ammirazione di d'Annunzio. E fu scopritore di talenti: Radiguet, Genet, Marais, solo per citarne alcuni.
Vivace protagonista di tutte le manifestazioni dell'Avanguardia, ne divenne uno dei più importanti promotori attraverso il progetto di Parade, creato insieme a Picasso e a Erik Satie: un balletto in cui si mescolavano musica, poesia e arte figurativa, un evento che segnò una tappa fondamentale nello sviluppo dell'arte moderna. Ma poi fu il teorico del "Rappel à l’ordre", superamento dell'Avanguardia e inedito connubio tra le spinte eversive di questa e la rilettura delle radici classico-romantiche della cultura europea.
Voce recitante del Novecento, Cocteau è, intimamente, un uomo di teatro. Non abbandona mai la scena, anzi la cerca, quando essa sembra allontanarsi. Il palcoscenico è la sua dimensione più autentica, anche quando reca con sé la finzione. Cocteau è anche, sempre, un impostore che propone mille volti diversi, tutti ispirati, però, al dolce inganno della poesia.
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