Archivio 2005
Data di pubblicazione: 1 July 2005
Dal 29 giugno al 2 ottobre 2005, lo Spazio Oberdan apre le porte all’arte cinese contemporanea offrendo una visione panoramica e di sintesi dei suoi principali protagonisti, filoni e tendenze. La curatrice Daniela Palazzoni ha selezionato le opere di circa 70 artisti che costituiscono un affresco della varietà di linguaggi dell’arte cinese: si va dalla pittura, alla fotografia alla scultura, senza dimenticare la performance, il cinema, la videoarte, l’installazione e l’arte ambientale. Il periodo preso in considerazione va dal 1989, all’indomani dei tragici fatti di piazza Tienanmen, ai giorni nostri.
Nel giro di poco più di vent'anni la Cina è passata dal comunismo al consumismo. Questi cambiamenti hanno prodotto effetti spesso drammatici sia nel contesto storico e sociale che nella vita di tutti i giorni. Le opere in mostra rappresentano le esperienze e le emozioni attraverso cui gli artisti sono passati nell'affrontare, nella loro realtà quotidiana, le profonde e stressanti trasformazioni dell'evoluzione cinese.
La mostra prende le mosse dai massacri di Piazza Tiananmen (4 giugno 1989) cui gli artisti reagiscono con una profonda disillusione. Alcuni scelgono l'esilio. Altri restano e non rinunciano a testimoniare, talvolta costretti alla prigione.
Negli anni Novanta, le aperture della Cina verso il mercato e il mondo globale producono reazioni diverse negli artisti. Sono due gli stili principali che si definiscono in questo periodo: il Pop Politico e il Realismo Cinico. Il primo, ideato da Wang Guangyi scopre le analogie fra il potere d'indottrinamento della propaganda maoista e quello del marketing consumista. Il secondo si rifà allo stile “popi”, che ha una lunga, rispettata, tradizione in Cina: per conservare un po' di libertà durante le dittature l'artista si fingeva pazzo e accettava di vivere ai margini della società. Tra i protagonisti del Realismo Cinico, che ha inventato uno stile amaro e grottesco unico nel mondo dell'arte, ci sono Fang Lijun, Liu Wei, Yue Minjun e Yang Shaobin.
Fra gli altri artisti gli atteggiamenti sono molteplici: concettuale, figurativo, di opposizione radicale e di innovazione linguistica. La fotografia e i nuovi media, malgrado gli inevitabili ritardi, sono accolti con entusiasmo. Essi serviranno a raccontare le trasformazioni rapidissime e spettacolari di un paese che si sta avviando a divenire una grande potenza del mondo globale.
Attualmente la Cina cerca di assestarsi e di trovare il suo posto nel contesto globale e anche l'arte cerca una nuova “normalità”. Artisti più colti tornano alla ribalta, artisti consapevoli sia della tradizione sia dei linguaggi creativi contemporanei. Le ultime tendenze dell'arte cinese, utilizzando le tecniche più attuali, indagano i modi di vivere il rapporto fra la continuità della tradizione e l'apertura al mondo globale.
L'esposizione è concepita come mostra in progress: durante l'estate e all'inizio di settembre saranno esposte alcune opere già previste ma non ancora presenti. In luglio, Lu Hao verrà personalmente a montare il suo "Wedding Bed", un'opera in plexiglass molto complessa e affascinante, e incontrerà i visitatori. L'artista Zhang Xiaogang esporrà un dipinto che sta attualmente terminando. E', inoltre, in corso di realizzazione un'antologia su uno degli aspetti più interessanti dell'arte cinese: la videoarte. È infine previsto anche un intervento di Gu Wenda, che parlerà della calligrafia e del suo modo di rinnovare questa antica tradizione.
Conservando il biglietto d'ingresso, sarà pertanto possibile tornare a visitare la mostra.
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