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Barbados

Eleganza senza scosse

Anche la sua origine è diversa da quella delle altre isole, che sono quasi tutte vulcaniche. Barbados invece è semplicemente una zolla di terra emersa dal mare ingrandita col tempo dalle barriere coralline che si sono formate intorno alle sue coste. Il paesaggio delle altre isole è di solito una variazione sul tema del cono vulcanico al centro di una fascia più o meno estesa di terre basse orlate da spiagge. Barbados è quasi completamente piatta, con un'altitudine massima che raggiunge a malapena i 300 metri sul livello del mare. E forse è proprio questo suo essere così poco appariscente da lontano che le ha risparmiato i continui passaggi di mano che sono toccati, senza eccezione, a tutte le altre isole dei Caraibi. CampoBarbados non ha storie di gloriose battaglie da raccontare. Mentre nei mari circostanti inglesi, spagnoli e francesi si contendevano ogni scoglio a colpi di bombarda e colubrina con continui rovesciamenti di fronte e intrecci di alleanze, Barbados viveva la sua tranquilla vita borghese. Fin dai primi anni delle navigazioni oceaniche qualche nave spagnola aveva gettato l'ancora di fronte all'isola. Ma molti capitani non si prendevano nemmeno il disturbo di segnalarla in maniera particolareggiata sul giornale di bordo: era solo una qualsiasi sosta per rifornirsi d'acqua dolce, cibo e forse schiavi. D'altra parte, se Barbados ha lasciato scarse tracce di sé nelle memorie dei naviganti, oggi sull'isola i segni del passaggio di quelle antiche navi si riducono a una piccola popolazione di maiali inselvatichiti, forse discendenti di qualche animale sfuggito alla macellazione sul litorale. Nel 1536 attracca qui il capitano portoghese Pedro a Campos che, vedendo che si tratta di una terra ancora priva di nome sulle carte nautiche, si sente in dovere di battezzarla e, senza sforzarsi troppo, prende ispirazione dai grandi alberi di casuarina dalle lunghe foglie filiformi simili a ciuffi di barba, e la chiama proprio con il nome usato dai marinai per indicare gli alberi: barbados, cioè «barbuti». Ma deve passare ancora quasi un secolo prima che a qualcuno venga in mente di rivendicare l'isola degli alberi barbuti come colonia. Tocca a uno scozzese, il capitano John Powell che nel 1525, sbarcato dalla sua nave Olive Blossom, ne prende possesso a nome su Sua Maestà britannica. Dopo di che l'unico turbamento degno di nota è una faida interna, scoppiata pochi anni dopo, per decidere a chi spettasse il governo (e i profitti) della nuova colonia. Appena quattordici anni più tardi, nel 1639, Barbados si dà un Parlamento. Prima ne esistevano solo altri due e Barbados è molto orgogliosa di poter vantare il terzo più antico parlamento al mondo. Però non è che l'isola fosse popolata solo di tranquilli gentiluomini e gentildonne votati al puntuale consumo del tè delle cinque. Se è vero, come è vero, che Barbados non è mai stata una fortezza di capitani corsari né covo di rissosi bucanieri, è altrettanto vero che molti dei primi coloni che la popolarono erano gente poco raccomandabile: delinquenti che, per scampare alla forca o alle poco confortevoli prigioni dell'epoca sceglievano di arruolarsi come indentured servants, praticamente schiavi volontari a termine. Per cinque anni la loro esistenza era proprietà esclusiva del padrone al quale si affidavano, dopo di che erano liberi. Certo, non erano tutti criminali: c'erano anche attivisti politici che venivano spediti oltremare a farsi passare le voglie di opposizione alla Corona, c'era qualche povero diavolo che sperava di riuscire, una volta servito il termine stabilito, a farsi un'esistenza meno amara di quanto la madre patria sapeva offrirgli. Ma i veri volontari erano una minoranza, anche perché i padroni esercitavano il potere assoluto loro conferito con la più brutale fermezza. Capitava così che scarseggiassero persino i galeotti disposti a partire: e allora la crisi delle vocazioni veniva risolta assoldando bande di rapitori che mettevano un sacco sulla testa del primo malcapitato che si trovava a passare nel posto sbagliato al momento sbagliato, lo legavano come un salame e lo portavano a bordo della nave dalla quale il malcapitato sarebbe sceso solo una volta attraversato l'oceano. Quando poi, verso la metà del 1600, le piantagioni di canna da zucchero sostituirono velocemente ogni altra forma di agricoltura, ci fu un cambiamento radicale della popolazione. A quel punto, l'isola era per lo più abitata da uomini liberi: piccoli proprietari terrieri e affittuari. La coltivazione della canna da zucchero offriva sì enormi opportunità di guadagno ma richiedeva anche l'investimento di forti capitali che i piccoli agricoltori non avevano. Ci fu così un'emigrazione in massa dei coloni bianchi, progressivamente rimpiazzati dagli schiavi razziati lungo le coste dell'Africa. Il risultato di tutto questo è oggi una «piccola Inghilterra» con una popolazione quasi interamente di origine africana che ha entusiasticamente aderito ai modi di vita della lontana patria ideale e, come spesso accade, li ha conservati con una cura molto maggiore di quanto sia avvenuto nell'Inghilterra europea. Qui le code ordinate sono una religione più che a Londra. Qui l'astruso, aristocratico gioco del cricket, che fra i sudditi di Elisabetta Seconda è un po' in ribasso, è lo sport nazionale, praticato con una passione che nemmeno il calcio nei nostri oratori riesce ad eguagliare. Lo giocano proprio tutti, dappertutto: compreso, e chissà come fanno, fra le taglienti stoppie delle piantagioni di canna da zucchero dopo il raccolto. Ma lo spirito inglese si manifesta anche in aspetti meno appariscenti della vita barbadiana, come il sottile umorismo che condisce anche la più banale delle conversazioni, umorismo spesso del tutto incomprensibile per gli stranieri anche al di là delle barriere linguistiche. Barbados, spiaggia di BathshebaPer singolare contrasto, l'isola caraibica con le spiagge più belle e il paesaggio interno più dolce, offre anche la costa più drammatica che sia dato trovare da queste parti. Lo stacco è impressionante: la costa ovest che guarda verso il tranquillo mar dei Caraibi è tutta un susseguirsi di spiagge imbottite di sabbia in sfumature variabili dal bianco candido a un tenue rosa dato dai frammenti di corallo. Pochi chilometri più a est, invece, la sponda esposta direttamente alla forza dell'Atlantico ha un aspetto del tutto diverso. Il terreno si innalza fino ai massimi conosciuti dall'isola, le spiagge perfette e affollate diventano inquietanti scogliere sopra le quali aleggia permanentemente la leggera coltre di goccioline d'acqua marina vaporizzata dalle onde che si abbattono sulle rocce. La vita lungo la costa atlantica è diversa da quella delle spiagge caraibiche quanto lo è il paesaggio: di là i grandi alberghi fra le palme, la popolazione continuamente in mutazione e però sempre uguale a se stessa dei vacanzieri che scelgono il sole dei Caraibi coniugato con una raffinata mondanità. Di qua, l'illusione di essere in una sorta di impossibile Inghilterra calda e assolata si fa ancora più forte. Gli alberghi sono pochi, si incontrano piuttosto ville e casette, spesso abitate da anziani inglesi che hanno trovato il rifugio ideale: home away from home, «casa lontano da casa». Fa eccezione la zona di Bathsheba, dove le scogliere si aprono per lasciar posto alla più grande spiaggia della costa orientale, una striscia di sabbia sulla quale si abbattono onde che fanno la felicità dei giovani leoni del surf. Qui, più che nella vecchia Inghilterra sembra di essere sulle coste dell'Australia o della California. Ma poi anche qui, come in tutto il resto dell'isola, il gioco dei rimandi dopo un po' sfuma nella consapevolezza che, alla fine, Barbados assomiglia solo a se stessa.



Vedi anche:

Guida Barbados

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