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Mauritius

Mare e barriere coralline e il calore di un popolo straordinario

Piccola grande isola

di Flavio Grassi

 

Mauritius spiaggiaBarriere coralline, mare limpido, lunghe spiagge di sabbia chiara orlate di palme: questo ci aspettiamo da un’isola dell’oceano Indiano, e Mauritius non delude le attese. In più offre lo spettacolo straordinario di una mescolanza di popoli e culture unica al mondo.

Guardi fuori dal finestrino e, di colpo, dimentichi la stanchezza della notte passata in volo. Sembra quasi che i mauriziani abbiano scelto la posizione della pista di atterraggio più per civetteria che per questioni ingegneristiche: l'aeroporto si trova nell'angolo sud-est dell'isola, e tutti gli aerei provenienti dall'Europa devono girale intorno prima di atterrare. Così i passeggeri si possono godere per bene lo spettacolo del reef che circonda la costa come una rassicurante siepe protettiva. All'interno della barriera corallina c'è il turchese limpido della laguna, con l'acqua bassa e tranquilla come in una piscina. Fuori, il blu profondo e la vastità un po' inquietante dell'oceano aperto: verso est, bisognerebbe navigare per qualcosa come seimila chilometri prima di toccare di nuovo terra. In Australia.

Arrivare a terra e scoprire che sta piovendo è un vero colpo basso. Ma come, dov'erano queste nubi mentre cercavamo di indovinare la spiaggia del nostro albergo dal finestrino? Calcolato il tempo per ritirare il bagaglio, arrivare e sistemarsi rapidamente in camera, avevamo già deciso che ci stava tranquillamente una nuotata prima dell'ora dell'aperitivo. Dover rinunciare quando ti sembra già di avere l'acqua salata sulla pelle ti indigna come un tradimento.
Ma è solo un diversivo per rendere il contatto col mare ancora più piacevole. Perché una cosa che scopri molto in fretta è che il meteo a Mauritius è molto più complicato di quanto le dimensioni dell'isola ti farebbero supporre. Può piovere all'aeroporto ed esserci un sole fantastico a una quarantina di chilometri di distanza. E, anche senza spostarsi, ti può capitare di essere svegliato dal rumore della pioggia battente poco prima dell'alba e poi di rischiare l'ustione solare mezz'ora dopo la prima colazione.

Chissà, forse anche la variabilità del tempo contribuisce a creare una sensazione strana e piacevole che riusciamo a mettere a fuoco solo dopo diversi giorni dal nostro arrivo. È il vago senso di trovarsi in un luogo molto più vasto delle sue dimensioni fisiche. Mi ricorda un antico episodio di Topolino letto nella mia infanzia. C'era Archimede Pitagorico che inventava una casa che, vista da fuori, sembrava un modellino in miniatura; ma, una volta superato l'ingresso, appariva un enorme palazzo a chi stava all'interno. Se guardi una cartina di Mauritius vedi una goccia di terra che, misurando le punte estreme, è poco più di cinquanta chilometri di lunghezza per quaranta di larghezza. Ma quando ci sei dentro ti sembra di essere in un paese vastissimo.

Forse, dicevo, anche la diversità delle condizioni atmosferiche contribuisce. Ma quello che davvero dilata lo spazio che hai intorno è la gente. I mauriziani sono tanti. Più di un milione, dicono le statistiche, il che fa dell'isola uno dei posti con maggiore densità di popolazione del globo. E per di più, come in tutti i paesi in via di sviluppo, ci sono moltissimi bambini. Con queste premesse, ti aspetti di non poter uscire dalla confortevole reclusione fra giardino e spiaggia del tuo albergo senza essere circondato dalle asfissianti attenzioni di un grappolo di monelli. Niente di più sbagliato. I mauriziani sembrano i maestri assoluti nell'arte di lasciarti spazio intorno.

Girando per l'isola pare di non vedere altro che piccole baie e spiagge deserte lungo la costa e, all'interno, sterminate piantagioni di canna da zucchero e qualche foresta. Ti chiedi dove mai siano tutti gli abitanti che fanno una popolazione tanto numerosa. Poi fai più attenzione e ti rendi conto che, per esserci, ci sono. Ma sono tanto discreti e gentili che sembrano gli abitanti di Flatlandia, che se si mettono di profilo diventano invisibili.

Guardi ancora meglio e ti accorgi che, forse, più ancora dell'abilità della gente di Mauritius a non farti sentire in mezzo a una folla anche quando sei gomito a gomito con centinaia di persone nel mercato di Port Louis, quello che più dilata lo spazio è la varietà della popolazione. Su questa minuscola isola ci sono indù provenienti dal nord dell'India e tamil degli stati del sud, e poi cinesi, arabi, africani, europei. Passi di fronte a una fermata dell'autobus e vedi una donna in sari che aspetta chiacchierando con una mussulmana col velo sul viso e con una creola in jeans e maglietta. Entri in banca e di fronte a te un giovane impiegato che potrebbe essere di Lione sta contando le banconote di fronte a un vecchietto in fez.

La popolazione di Mauritius è composta da gente che proviene da almeno tre continenti. Tutti hanno conservato le loro religioni, le loro tradizioni, e anche la loro cucina. Tutti, incredibilmente, riescono a convivere in pace senza darsi fastidio. Girando in lungo e in largo e ficcanasando dappertutto per due settimane, ho avuto molte più dimostrazioni di quante me ne occorressero per convincermi che questo deve per forza essere il popolo più tollerante e gentile della Terra.

Per esempio, Mauritius vanta un santo cattolico, Père Laval, un sacerdote di origine francese. Ho assistito alle celebrazioni per l'anniversario della sua morte e credo che bisognerebbe portarci le scolaresche a lezione di convivenza. Ogni anno qualcosa come duecentomila persone si recano in pellegrinaggio alla tomba del santo, partendo da ogni angolo dell'isola. In mezzo a quei duecentomila non ci sono solo cattolici, ma anche tanti indù: non importa se appartiene a un'altra religione, Père Laval era un uomo buono quindi non vedono perché non venerarlo. Una domenica, passando per caso in mezzo a un villaggio dell'interno, ho visto una casa addobbata a festa. Mi sono avvicinato per curiosare e, quasi prima che potessi rendermene conto, mi sono trovato seduto a un banchetto di nozze. Gli sposi erano mussulmani, ma fra gli invitati c'erano anche indù, e cattolici, perché per loro la religione è un conto, ma il buon vicinato viene prima. In una pagoda buddista ho trovato una signora cattolica che accendeva un bastoncino di incenso alla memoria di un vecchio amico cinese.

Dato che più della metà dei mauriziani sono di origine indiana, è naturale che capiti più spesso di imbattersi in cerimonie induiste. In una sola giornata me ne sono capitate due, una gioiosa processione in onore del dio-elefante Ganesh e un impressionante passaggio sui carboni ardenti a conclusione di un Cavadee. Fra i due riti, poche ore e meno di dieci chilometri di distanza. In India, avremmo dovuto spostarci di duemila chilometri per passare dall'una all'altra, dato che sono manifestazioni l'una dell'induismo settentrionale e l'altra della religiosità Tamil del sud.

Alla fine di una giornata così viene quasi da pensare a Mauritius come a una specie di India in miniatura. Poi però ti accorgi che l'idea, per quanto suggestiva, non regge. Non è solo per il fatto che qui mancano tutti gli eccessi e le asprezze che, nel bene e nel male, contribuiscono al fascino e alla difficoltà dell'India. Anche questo. Ma quello che fa davvero la differenza non è tanto qualcosa che qui manca, quanto qualcosa che c'è in più.

Nella stessa giornata della full immersion nella spiritualità indù, al rientro in albergo, abbiamo trovato sulla spiaggia un gruppo di segà. Certo, era uno spettacolo per turisti. Ma questa danza di una sensualità gioiosa e senza freni è quanto di più autenticamente mauriziano esista, e ormai non mi sorprenderei nemmeno più di scoprire che fra quelle ragazze che ancheggiano maliziosamente facendo volare in alto le sottane ce ne fosse qualcuna che poche ore prima passeggiava sui carboni ardenti avvolta in una nuvola di incenso.

Il dio Ganesh coperto di fiori, penitenti tamil che si infilano spilloni nelle guance e camminano sul fuoco, induisti che venerano un santo cattolico, cattolici che accendono bastoncini di incenso in una pagoda buddista. E poi tutti insieme a banchettare in un matrimonio islamico prima di ballare una danza africana vagamente orgiastica. Lo spettacolo della vita di Mauritius è come un mercato pieno di profumi che si accavallano e ti avvolgono da ogni lato: fa quasi girare la testa. Ma è un'ebbrezza leggera, piacevole, che continua ad accompagnarti anche mentre fai snorkelling nella laguna o ti prepari a cominciare la giornata con una partita di golf. O mentre, semplicemente, te ne stai sulla spiaggia a rosolarti pigramente al sole e ti diverti a osservare quelli che tentano di fare sci acquatico per la prima volta nella vita.



Vedi anche:

Guida Mauritius

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